Christmas with the yours…

.. .cantavano gli Elio. Parole sante. Non c’e’ clima natalizio che regga il confronto con un Natale passato a casa tua.

Ho iniziato a scrivere questo post tornata da una corsetta di 8 km questo pomeriggio, la vigilia di Natale ma ora che lo sto ultimando sono quasi le due del mattino e sono tornata a casa da non molto dopo la messa di mezzanotte. Ho passato le scorse settimane pre-natalizie a pensare al significato delle feste, alla differenza tra passare le feste a casa o altrove, alle tradizioni e al loro perche’.

Di posti migliori di casa tua per passare il Natale se ne trovano milioni. Non e’ esattamente complicato battere il grigiume dell’hinterland milanese, il clima freddo e umido e gli edifici che non sempre corrispondono alle foto dei borghi medievali italiani. Qui in Connecticut per esempio capita spesso di trovarsi in un winter wonderland. Questo dicembre per esempio ha nevicato gia’ due volte, abbiamo gia’ avuto i risvegli mattutini coi lastroni di ghiaccio sul vialetto, sul portico e per le strade, e queste casette che sembrano uscite da un film di Natale, i laghetti semi ghiacciati e boschi infiniti imbiancati fanno da sfondo nei tuoi viaggi in macchina. Per non parlare delle svariate macchine ce nelle settimane tra Thanksgiving e Natale passano portando un abete legato sul tetto; perche’ il 90% degli alberi di Natale qui sono veri, perdono un sacco di aghi ma profumano tutta la stanza. Quindi tutto sommato, per la location forse qui si vince rispetto alla mia bassa Brianza, e dove si trovi sul globo non e’ poi cosi’ importante.

Passiamo alle tradizioni: cominciamo dicendo che qui S. Stefano non esiste. La Befana nemmeno. Percio’ Natale si riduce ad una super attesa fatta di addobbi, canzoni di Natale, infornate di biscotti natalizi (uno peggio dell’altro), e acquisti frenetici. Poi il 26 la maggior parte dei lavoratori rientra e di per se’ tutte le decorazioni si possono togliere. Natale andato, manca solo il capodanno che qui forse conta tanto quanto la mia laurea in lingue. Il massimo per il capodanno qui e’ guardare in televisione la sfera illuminata di Times Square. Niente fuochi d’artificio (quelli si sparano per il 4 luglio). Fatto quello, la serata e’ per lo piu’ andata e tanto vale andare a dormire. Piu’ o meno come festeggiano i miei nonni in Italia.
Posso continuare toccando il tasto cibo. Ovviamente scordiamoci i nostri sapori. Pero’ un buon ham, un filetto alla Wellington, delle buone lasagne o un buon arrosto ti possono anche capitare. Qui poi gira la voce che un tipico cenone della vigilia in Italia sia a base di 7 diversi tipi di pesce e si parla in continuo della “7 fish dinner”. Chi sia l’emigrato che abbia importato questa tradizione non si sa, sta di fatto che io rispondo sempre che no, non e’ una tradizione tipica italiana. Pero’ cozze e gamberi qui te li rifilano comunque in tutte le salse.
Rimanendo in tema cibo, parliamo della diversa concezione di pranzi e cene, che non vale solo per Natale ma per qualsiasi giorno festivo. Non vi sorprendete se una domenica o per Natale siete invitati per la “dinner” alle 4 del pomeriggio. Dinner e’ di per se’ il pasto importante e caldo della giornata. Che sia alle 4, alle 6 o alle 8 non importa. Lunch e’ invece quello spuntino che normalmente si fa al lavoro verso le 12, ma che viene saltato a pie’ pari in un giorno di festa. Basta fare colazione (piu’ tardi del solito, tanto non si lavora) e poi cenare. Ecco che le tradizoni allora iniziano un po’ a contare. Pero’ ho pensato che a prescindere da quello che viene messo a tavola e dall’ora in cui questo venga servito, tutto sommato puo’ essere comunque Natale.

Quello di cui hai davvero bisogno per riconoscerti nelle feste importanti come il Natale e’ “the yours”: la tua famiglia, le tue amiche, i nonni, gli amici scemi, i cuginetti e le sorelle. Le persone con cui sei cresciuto e con cui hai condiviso qualcosa. Quelle che mi mancano quest’anno insomma.

Eppure il Natale non aspetta che ti organizzi, arriva e basta. Arriva per te che sei lontana da casa e avresti bisogno di compagnia, arriva per l’amica che passera’ il primo Natale con il suo bebe’, arriva per la coppia di amici che si e’ appena separata, arriva per l’amico che non vede piu’ in la’ dei suoi videogiochi ed e’ felice cosi’, arriva per la nonna vedova e per il papa’ prossimo alla pensione; arriva anche per la coppia di amici che passera’ il primo Natale sotto lo stesso tetto e per l’amica che invece lo passera’ lavorando in ospedale. Arriva e basta, e io non riesco a fare altro che confrontare quello nuovo con quelli passati ed affermare che non c’e’ clima natalizio che regga il confronto con il Natale passato a casa tua.

 

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