Fatti mandare dalla mamma

Agosto è il mese dell’allattamento e lo scorso 2 agosto è stata celebrata la giornata internazionale dell’allattamento al seno. Ovviamente sono in ritardo, ma non volevo perdere l’occasione per fissare e condividere alcuni pensieri riguardanti la mia esperienza.

Sto allattando da quasi 12 mesi. Poco prima che nascesse la mia bambina, l’idea dell’allattamento mi rendeva ancora più nervosa del parto stesso. Farà male? e se non riuscissi a farlo o se non riuscisse lei ad attaccarsi? come faccio a sapere se ha mangiato abbastanza? quanto spesso deve mangiare? e se non dovesse prendere il biberon? e se volesso solo il biberon? come si usa il tiralatte? e quando torno al lavoro come si fa?

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Ecco, partiamo da qui. Negli Stati Uniti viene riconosciuta come “maternità” il periodo delle 6 settimane (8 se il parto è cesareo) successive alla nascita del bambino. Al termine delle 6 o 8 settimane avviene una visita di routine col ginecologo durante la quale ci si accerta che tessuti e organi siano tornati alle condizioni normali. Dato quel via libera, per il datore di lavoro si è pronti a rientrare.

Il latte materno che avete tirato in eccesso può essere usato per preparare le prime pappe del bambino, al posto del brodo vegetale.

Detto questo:

  • non esiste una legge federale che renda queste 6 o 8 settimane retribuite. Se il tuo datore di lavoro può pagarle, bene, se no ti arrangi.
  • alcuni datori di lavoro danno la possibilità di aggiungere a questo periodo anche giorni di ferie e giorni personali, come ho potuto fare io.
  • esiste a livello federale la possibilità di prendere un congedo familiare per un totale di 12 settimane. Lo stato del Connecticut ne concede 16. Quindi alle tue settimane di maternità e a quelle eventuali di ferie, ne puoi aggiungere altre non retribuite fino a raggiungere un totale massimo di 16.

Io dopo 12 settimane sono rientrata. E ho capito perche’ qui il tiralatte viene coperto da tutte le assicurazioni mediche e sia un acquisto che qualsiasi mamma lavoratrice faccia. A parte la scelta volotaria o meno di usare la formula, il tiralatte diventa d’obbligo quando si rientra al lavoro con un bambino di 3 mesi. E spesso non se na ha uno solo, ma se ne ha uno manuale ed uno automatico. Io mi sono fissata il traguardo dell’anno per mettere fine alla trafila del tiralatte, perche’ questa attivita’ e’ diventata un vero lavoro. Ma invece di rimuginare sulla mia di esperienza, vorrei invece condividere le cose che ho imparato in questo anno di tette al vento.

  • Il corpo umano e’ davvero spettacolare e durante la gravidanza si mettono in moto tante attivita’ tra cui la produzione del colostro, ossia del primissimo latte che serve al neonato per i primi giorni. Poi, come cresce il bambino, il tuo corpo cambia il tipo di latte che produce e adatta le proporzioni di proteine e grassi a seconda dei bisogni del bambini. Altra figata, e’ che il tuo corpo riconosce dalle labbra del bambino quali sostanze lo stiano infettando, e trasferisce nel latte gli anticorpi di cui il bambino ha bisogno;
  • la devozione totale per la formula e’ finalmente finita. Da meta’ anni Novanta in poi l’universo medico ha riconosciuto che come il latte materno non ce n’e’ proprio. La formula rimane utilissima, perche’ alcune TIN non permettono alle mamme di allatare, perche’ alcune mamme non riescono ad avviare l’allattamento per propri problemi di salute fisica o mentale, perche’ alcuni non vengono cresciuti dalla propria mamma biologica, e quindi grazie al cielo che esistono delle opzioni. Se pero’ siete negli Stati Uniti, fatte attenzione prima di comprare la formula: dovrete quasi sicuramente optare per la versione “deluxe” di qualsiasi marca, dato che le piu’ economiche contengono come secondo ingrediente zucchero o sciroppo di mais. Roba folle.
  • Allattare non fa male, ma i primi giorni puo’ dare un po’ fastidio. Ad alcune mamme puo’ fare parecchio male invece, perche’ il bambino non si attacca correttamente e va aiutato ad imparare a mangiare.
  • Se possibile, va benissimo iniziare a tirare il latte nel primo mese e mezzo post parto. Fa niente se non si usa, si puo’ mettere in freezer e puo’ durare, a secondo del tipo di congelatore, fino a 6 o a 12 mesi. Ma le prime settimane post parto sono quelle che danno al tuo corpo le misure per sapere quanto produrre. Se la produzione va bene fin dall’inizio, meglio non sprecare il latte in eccesso ma metterlo da parte. Tornerà comodo per uscite mondane come il supermercato o l’appuntamento dal dentista quando lascerai il bambino con nonni o con papà.
  • la Haakaa è l’invenzione dell’anno e mi ha salvato da innumereveli capi di abbigliamento bagnati. Mamma, ascoltami, sono i €10 meglio spesi su Amazon.
  • Io ho trovato utilissimo avere accesso ad una consulente per l’allattamento. Il mio ospedale offiva una sera di corso gratis prima del parto e un incontro di gruppo alla settimana dopo il parto. Era diventato il mio appuntamento settimanale con altre mamme di piccoli infanti tetta-dipendenti per due mesi e mezzo. La pesata era molto utile, ma lo erano soprattutto le conversazioni spontanee e i consigli che ne emergevano ogni volta.
  • Allattare porta con sé un sacco di difficoltà: dotti bloccati, frustrazione di essere a volte un cuccio vivente, mastite, scelta limitata di guardaroba che consenta un facile accesso, notti brave con il tiralatte o con il bambino, fastidio al contatto umano considerato che i primi tempi hai un piccolo umano addosso per 10 ore al giorno… Ma proprio per questo è importante imparare tutti i vantaggi che allattare porta sia al bambino sia alla mamma. La fatica non è per niente e se hai la possibilità di farlo sai che sta portando vantaggi sia a te sia al piccolo.
  • Negli Stati Uniti esiste una legge in tutti gli stati e nei territori come Puerto Rico che tutela l’allattamento in luoghi pubblici e che impone ai datori di lavoro di assicurare alle neomamme rientrate al lavoro il tempo e le condizioni necessarie per tirare il latte. Non sono molto aggiornata, ma che io ne sappia in Italia non esiste una legge che permetta di allattare in pubblico. Quindi un ristoratore potrebbe dirti di andartene perché nel suo locale non è consentito allattare un bambino. Spero che qualcuno qui mi corregga e mi dica che i tempi sono cambiati. Altrimenti a quel ristoratore il mio vaffanculo non glielo toglie nessuno.

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