Compleanni all’estero

Non ho mai dato tanta importanza al mio compleanno. Da piccola non mi sono mai state organizzate grandi feste, non mi piaceva essere al centro dell’attenzione. La mia famiglia ha sempre festeggiato e dato il giusto peso a un giorno speciale, e non mi è mai mancata quell’attenzione per il compleanno. Però io per prima me ne fregavo abbastanza. Il mio compleanno era sempre dopo la fine dell’anno scolastico, per cui la classiche feste coi compagni di scuola non si potevano fare facilmente. Ho festeggiato il mio compleanno al lavoro, o spegnendo le candeline sulla St.Honoré che la nonna ordinava in pasticceria, andando a scuola guida e poi trovarmi una festa a sorpresa in oratorio per i miei 18 anni, a studiare per l’orale della maturità, a Chicago ad una conferenza, facendo l’animatrice ai campi estivi, uscendo a ballare con tutti gli amici con la scusa di raggruppare i vari compleanni del mese, o mangiando una pizza fatta dal mio nonno nel suo forno a legna. Diciamo che il mio compleanno me lo sono sempre festeggiata per i fatti miei più che altro. Da piccola tutti quegli auguri mi davano quasi fastidio. Invitare altri a festeggiarlo insieme a me, mi ha spesso dato l’idea di richiedere un’attenzione nei miei confronti, non tanto voluta.

Mi dimentico spesso che il mio compleanno non si avvicina. Non perché non ne ricordi la data, ma perché sul mio calendario mentale passa inosservato, fino a quando non scocca la mezzanotte. E mi ricordo che nella società in cui vivo il compleanno ha una sua importanza. Non solo quello degli altri, per cui penso a regali con largo anticipo, mando messaggi, spedisco biglietti. No, anche il mio! E per quanto rimanga un giorno come un altro, ora fa davvero piacere cosa succede in quel giorno. Il pensiero degli altri nei miei confronti non sa più di rituale dovuto, o quantomeno non sempre. Assume invece quel ruolo confortante del sapere che nelle frenetiche vite di altre persone, c’è un piccolo minimo posto anche per te. Qualcuno si ricorda. E quante cose hanno per la testa le altre persone? Non lo capisci tanto a 20 anni, ma lo capisci a 30.

E quindi che venga pure questo giorno da me tanto snobbato. Anche solo per avere una scusa per una piccola conversazione con quell’amica o con un collega, e per ricordarmi che nonostante  la mia vita sia distante da molti, posso sentire più vicina un’ex collega, un amico in Spagna, una compagna di università, un parente in America, uno conoscente, una nuova amica, una sorella e un nonno. Quindi grazie a tutti coloro che hanno avuto un minuto, 30 secondi o 15 minuti da dedicare a me nel mezzo delle loro vite incasinate.

Ah, e poi posso avere un ordine a scelta gratis da Starbucks e uno da Dunkin’Donuts.

Meglio di così.

 

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